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Come festeggiare il Natale?

La Natività del nostro Signore e Dio Gesù Cristo è il più grande evento della storia dell’umanità. La discesa di Dio tra gli uomini – questo è il significato del Natale – mette l’uomo in collegamento con il Cielo. Ci potrebbe essere qualcosa di più grandioso, di più profondo, di più importante dell’unione dell’umanità con Dio, sorgente della vita e di tutto ciò che esiste? La celebrazione del Natale comprende in sé il grande evento avvenuto a Betlemme, ma anche il grande mistero della nascita di Cristo nei nostri cuori, che sola può rendere effettiva l’unione tra l’uomo e Dio. Perché Cristo nasca nel nostro cuore, credo che ogni cristiano dovrebbe chiedersi attendendo il Natale qual è il modo migliore di celebrare questo evento. Tanto più in questi tempi difficili, segnati da una pandemia che ha messo una grande paura nel cuore degli uomini. La pandemia per altro è come il simbolo dei tanti mali che affliggono il mondo. Pochi anni fa Larry Dossey nel suo libro L’unica mente diceva: “Soltanto per accecamento qualcuno potrebbe non essere consapevole delle provocazioni con cui ci confrontiamo – i cambiamenti climatici globali, l’inquinamento dell’aria e dell’acqua, la sparizione degli habitat naturali e delle specie, la desertificazione, le ideologie criminali, l’esaurimento delle risorse, la povertà sempre più grave, interminabili guerre nate da ragioni politiche, manifestazioni di odio etnico e religioso. La soluzione richiede un cambiamento del nostro

atteggiamento etico e morale, verso la Terra, verso noi stessi e verso gli altri”. Anche il neurologo e scrittore romeno Dumitru Constantin Dulcan, nel suo recente libro Il cervello e la mente dell’universo, ci avverte: “Con tutti i successi sul piano della vita psicologica, dell’atteggiamento verso il prossimo, delle relazioni interumane e della cultura, ci troviamo in pieno regresso. E il regresso si vede nel fatto che la più diffusa malattia nel mondo di oggi è la depressione. Tutti i commentatori sono d’accordo sul fatto che l’umanità sta andando su una strada sbagliata, che ci troviamo in una grande crisi morale, una crisi del pensiero che implica il rischio del proprio annichilimento. La scienza materialista ha esaurito le sue risorse per risolvere i grandi problemi del mondo. E nemmeno la filosofia politica attuale ha soluzioni migliori per portare la pace e la tranquillità necessarie a un mondo che vive in continua agitazione e nell’insicurezza. Da qui sorge il bisogno stringente di un cambiamento delle vecchie linee finora seguite dal mondo”. Troveremo le vie necessarie al cambiamento per evitare il rischio dell’autodistruzione solamente ritornando a Dio, scoprendo o riscoprendo la semplicità, la gioia, l’armonia e la pace con le quali i cristiani sin dall’inizio hanno vissuto, lasciandosi guidati da Cristo, la via, la verità e la vita.

Le feste cristiane, e in particolare il Natale, sono occasioni per ritrovare, con gioia, una vita in comunione. La gioia del Natale si può vivere pienamente solo

se ci lasciamo prendere dalla semplicità piena di mistero del primo Natale, di quel giorno in cui Dio è nato nel mondo. Il Natale più bello si vive in un quadro semplice, intimo e familiare. Le grandi cerimonie e i grandi spettacoli natalizi non glorificano Cristo ma, il più delle volte, sono un’autoesaltazione di chi li organizza. Non lasciamoci influenzare e condizionare dalla folla che corre per godere del lusso e dello spettacolo, ma restiamo con i pochi che per tutto l’anno hanno camminato con Cristo nel cuore, con purezza nel pensiero, nello sguardo, nella parola e nelle azioni. Festeggiare la Natività del Signore nello spirito del primo Natale significa essere pronti al sacrificio, alla rinuncia e al servizio del prossimo. C’è chi ha bisogno di una buona parola, di una carezza, di un sorriso sincero e pieno d’amore. Altri hanno bisogno di una preghiera, di un supporto spirituale per uscire da una prova. Altri ancora, molti, troppi, hanno bisogno di un pezzo di pane. Se non abbiamo portato loro questo pezzo di pane nel passato, adoperiamoci per portarglielo questo

Natale.
Sappiamo che i tre Re Magi hanno portato come regalo al Bambino Gesù oro, incenso e mirra. Che regali dobbiamo portargli noi oggi, dal ricco Occidente o dal povero Sud? Sicuramente non oro. Il più grande dono è l’oro della fede. La fede vale più di tutto l’oro del mondo perché è il legame vivo dell’uomo con Dio e la caparra della vita eterna. Portiamo a Gesù, incontrandolo in chi manca del necessario, tanto dal punto di vista materiale quanto da quello morale, anche l’incenso della nostra preghiera e la mirra delle nostre buone azioni e vivremo anche noi la gioia che hanno vissuto i Re Magi.
La celebrazione del Natale è caratterizzata in ogni cultura dai canti natalizi. Non c’è Natale senza canti natalizi con i quali, prima, ringraziamo e lodiamo per la sua bontà Dio che ha inviato il suo Figlio nel mondo per salvarci. (“perché nasca e cresca e ci salvi”, dice un canto natalizio romeno). In secondo luogo, i canti natalizi sono un modo gioioso e allegro per

diffondere la Buona Novella al nostro mondo secolarizzato che vuole farci dimenticare il pregio della nostra fede e cancellare Cristo dalla storia. Non sarà mai cosi, perché noi grideremo Cristo anche dai tetti. Una volta, non tanto tempo fa, durante l’Avvento i cristiani, piccoli e grandi, s’incontravano per ripetere e imparare nuovi canti natalizi. Perché non riprendere anche noi questa bellissima usanza? Abbiamo l’internet che ci offre mille proposte di nuovi canti, di sicuro più utili per la nostra salute che altre proposte, spesso indecenti, che trovate su Youtube. Prepariamoci dunque a festeggiare questo Natale con semplicità, in purezza e nel servizio, con la gioia degli angeli, dei pastori e dei Re Magi. Non lasciamoci prendere dalla paura di questa pandemia e degli altri mali del mondo, ma lasciamoci invadere dall’ottimismo e dalla gioia cristiana, che devono essere non componenti accessorie e occasionali della vita, ma il modo di vivere cristiano. Faccio mie le parole di un santo che amo e prego sempre, Nicolae Velimirovici, uomo provato dalla guerra e detenuto nei lager nazisti, che esortava così i suoi fratelli e sorelle: “Miei cari, siate ottimisti perché Dio ha creato il mondo con ottimismo. Non può esistere nessuna creazione senza ottimismo”.

Un gioioso e sereno Natale a tutti!

Feste Cristiane