Comunità Ortodossa

Il ritorno del figliòl prodigo

Siamo nella domenica del ritorno del figliòl prodigo, abbiamo ancora due settimane di preparazione prima dell’inizio della Quaresima e altre sette settimane che fanno parte della Quaresima, prima della Pasqua. Siamo quindi alla seconda domenica del Triodo, la domenica del ritorno del Figliol Prodigo. Questa parabola ha il dono di sintetizzare l’intero insegnamento del Vangelo di Dio. In così poche parole, è contenuta tutta la verità. Il messaggio del Vangelo è facilmente comprensibile, chiunque può capirlo, dall’uomo semplice all’uomo più complesso.

In questa parabola il Salvatore Gesu Cristo racconta che un uomo aveva due figli, il più giovane dei quali chiede al padre la sua parte di ricchezza e, dopo averla ricevuta, va in un paese lontano dove spèrpera tutti i soldi vivendo in grandi peccati. Dopo aver consumato tutto, viene una grande carestìa in quel paese e il giovane deve lavorare come guardiano di maiali, ma ciò non basta a non farlo morire di fame. Allora gli viene il pensiero buono, ascolta la voce della coscienza, che è la voce di Dio, che gli dice di tornare alla casa di suo padre, di chiedere perdono e di chiedere a suo padre di lasciarlo vivere almeno come uno dei suoi servi, senza pretendere di essere chiamato figlio del padrone. Il padre, che lo aspettava da tempo, lo vede da lontano, gli va incontro, ne ha compassione e lo abbraccia con amore. E il figlio perduto gli dice: “Padre, ho commesso peccato davanti al cielo e davanti a te e non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Il padre dei due figli ordina ai servi di portare i vestiti migliori e di preparare un vitello grasso pronto per mangiare, affinché tutti si rallègrino per la venuta del figliol prodigo, che era morto ed è risorto, che era perduto ed è stato ritrovato. Nel frattempo, il figlio maggiore, quello rimasto a casa, sta tornando a casa, ed è pieno di invidia e non vuole partecipare a questa grande gioia, ma suo padre lo convince ad essere felice per il ritorno del fratello.

Questa parabola è una delle più belle del Nuovo Testamento. Su questa parabola sono stati scritti libri, dipinti quadri, realizzati film in tutto il mondo. Tutti noi ci rivediamo nell’immagine del figliol prodigo o nell’immagine del figlio maggiore, invidioso e che non perdona. Troppo pochi di noi possono dire di vedersi nell’immagine del padre, perché questa immagine è divina. Solo Dio può amare e perdonare come ha fatto il padre in questa parabola. L’immagine di questo padre è infatti l’immagine per eccellenza di Dio, che quando l’uomo torna, con pentimento, non lo rimpròvera per le malefatte commesse, ma lo abbraccia con il suo amore. Quindi, questa parabola non contiene solo un figlio prodigo, ma anche un padre che spreca l’amore – un amore folle di Dio che spesso ci umilia, come ha detto il teologo Paul Evdokimov.

Noi tutti esseri umani, siamo compresi in questi due modelli di figli. E il Salvatore Gesù Cristo ci dice che chi arriva ad avere un rapporto personale con Dio, attraverso la preghiera, attraverso il pentimento, come aveva il figliol prodigo – quello ha una via di ritorno, anche se ha compiuto le azioni più malvagie, perché il Vangelo ci dice che ha buttato via tutti i suoi beni nei grandi peccati. Eppure si è pentito ed è tornato a casa. Ma il Salvatore Gesu Cristo ci dice che chi spreca il suo tempo nell’invidia, nei pensieri oscuri, nel giudicare gli altri, chi si confronta continuamente con gli altri, guardandoli con odio, non incontra Dio e rischia di non tornare alla casa di Dio, come ha fatto il figlio maggiore. Ci sarà sempre la tentazione, anche per noi, di sprecare il nostro tempo prezioso nel rapporto con le persone e l’errore di non investire questo tempo nel rapporto con Dio, che è nostro Padre. Il figlio più giovane, pur avendo commesso un grosso peccato spendendo le ricchezze del padre, ha comunque investito nella relazione con il padre, con Dio, mentre il figlio più grande è rimasto chiuso in se stesso, investendo solo sul piano della relazione umana, del giudicare, del confronto con gli altri. Saremo salvati solo se confidiamo nel nostro rapporto con Dio, con nostro Padre; se confidiamo solo nel nostro rapporto con le persone, resteremo delusi. Dobbiamo confidare nel nostro rapporto con Dio, investire in una relazione viva e costante con Lui, attraverso la preghiera, incontrarLo in chiesa, la Confessione, la Comunione, seguendo i Suoi comandamenti, la lettura del Suo Vangelo.

Molti di coloro che sono andati all’estero possono capire molto bene questa parabola, perché hanno dovuto affrontare il peso di vivere in un paese straniero, l’invidia e le critiche di chi è rimasto a casa. Spesso le persone che hanno lavorato a lungo all’estero desiderano tornare nel proprio Paese e hanno difficoltà a reintegrarsi proprio perché sono invidiate e giudicate dagli altri. Ma, come vediamo nella parabola di oggi, è bene andare fino in fondo, come ha fatto il figlio minore, il figlio prodigo. Ha ascoltato la voce della coscienza che gli diceva che era stato troppo lontano da casa, e che doveva tornare a casa sua, dove aveva tutto, e ha portato avanti questo pensiero, è andato fino in fondo, indipendentemente da ciò che accadeva intorno a lui. Questo è ciò che dobbiamo fare: amare e perdonare senza condizioni come il padre dei due figli, rispettando con amore consapevole la libertà dei nostri figli e di coloro che ci circondano; tornare a Dio – se ci capita di allontanarci per qualsiasi peccato – come il figlio minore; e non fare come il figlio maggiore, il figlio invidioso, ma essere affettuosi e perdonare gli altri, dando loro la possibilità di gioìre, di essere salvati. Non critichiàmoli con severità, perché come giudichiamo loro, così saremo giudicati noi.  Diamo il nostro cuore a Dio, ed Lui ci accoglierà e ci darà la Sua grazia.

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ROMÂNĂ
Suntem in duminica intoarcerii fiului risipitor, mai avem doua saptamani pregatitoare inainte de a incepe Postul Mare si alte sapte saptamani care fac parte din Postul Mare, al Pastelui. Asadar, ne aflam in a doua duminica a Triodului, duminica „Intoarcerii fiului risipitor”. Aceasta pilda are darul de a sintetiza toata invatatura Evangheliei lui Dumnezeu. In atat de putine cuvinte este strans de fapt intregul adevar. Se poate observa cu mare usurinta mesajul Evangheliei, oricine poate intelege, de la omul simplu pana la omul cel mai complex.

Mantuitorul spune in pilda aceasta ca un om avea doi fii, iar cei mai tanar dintre ei a cerut tatalui sau partea de avere care i se cuvenea, si dupa ce a primit-o a mers intr-o tara indepartata unde si-a risipit averea traind in pacate foarte mari. Iar dupa ce a cheltuit totul, a urmat o foamete mare in tara aceea si a fost nevoit sa lucreze ca pazitor de porci, dar nu era de ajuns ca sa nu piara de foame. Atunci i-a venit gandul cel bun, a ascultat glasul cel bun al constiintei care este glasul lui Dumnezeu care i-a spus sa se intoarca la casa tatalui sau, sa isi ceara iertare si sa il roage pe tatal sau sa il lase sa traiasca macar ca si unul dintre slujitorii sai, fara sa aiba pretentia de a fi numit fiul stapanului. Asa a si facut, s-a intors cu mare pocainta si parere de rau, iar tatal sau care il asteptase in tot acest timp, l-a vazut de departe si i-a iesit in intampinare, i s-a facut mila, si l-a imbratisat cu dragostea lui. Iar fiul pierdut i-a zis: „Tata, am gresit la Cer si inaintea ta si nu mai sunt vrednic sa ma numesc fiul tau”. Iar tatal celor doi fii, a poruncit slujitorilor sai sa aduca cele mai bune haine si sa aduca un vitel gras pregatit de taiere, ca sa se bucure cu totii de venirea fiului plecat, care mort era si a inviat, pierdut era si s-a aflat. Intre timp, se intorcea acasa si fiul cel mare, cel ramas acasa, caruia i s-a aprins gandul de invidie si nu voia sa ia parte la aceasta bucurie, insa tatal lui il ruga zicandu-i sa fie si el bucuros pentru intoarcerea fratelui sau.

Aceasta pilda este una dintre cele mai frumoase pilde din Noul Testament. S-au scris carti, s-au facut filme despre aceasta pilda, in toata lumea. Ne regasim cu totii in imaginea fiului risipitor sau in imaginea fiului cel mare, invidios si neiertator. Prea putini dintre noi pot spune ca se regasesc in imaginea tatalui, deoarece aceasta imagine este una dumnezeiasca. Doar Dumnezeu poate iubi si ierta cum a facut tatal din aceasta pilda. De fapt, imaginea acestui tata este de fapt imaginea prin excelenta a lui Dumnezeu, care atunci cand se intoarce omul, cu pocainta, nu ii tine morala pentru greselile pe care le-a facut, ci il imbratiseaza cu dragostea Sa. Asada, aceasta pilda nu contine doar un fiu risipitor ci si un tata rispitor de dragoste – o dragoste nebuna a lui Dumnezeu care de multe ori ne sminteste, asa cum spunea teologul Paul Evdokimov.

Noi, toti oamenii suntem cuprinsi in aceste doua modele de fii. Iar Mantuitorul ne spune ca cel care ajunge sa aiba o relatie personala cu Dumnezeu, prin rugaciune, prin parere de rau, cum a avut fiul risipitor – acela are cale de intoarcere, chiar daca a facut cele mai urate fapte, deoarece ne spune Evanghelia ca a consumat toata averea sa in desfranare. Dar s-a pocait si a avut intoarcere. Insa  Mantuitorul ne spune ca cine isi pierde vremea in invidie, in ganduri negre, in judecata celorlalti, care se compara permanent cu ceilalti, privindu-i cu ura, acesta nu se intalneste cu Dumnezeu si risca sa nu se mai intoarca in casa lui Dumnezeu, asa cum a facut fiul cel mare. Tot timpul va fi aceasta ispita, si asupra noastra, de a pierde timpul nostru pretios in relatia cu oamenii si greseala de a nu investi acest timp in relatia noastra cu Dumnezeu, care este Tatal nostru. Fiul cel mic, desi a gresit mult cheltuind averea tatalui sau, totusi a investit apoi in relatia cu tatal, cu Dumnezeu, pe cand fiul cel mare a ramas inchis in sine, investind doar in planul relatiei omenesti, a judecatii, a comparatiei cu ceilalti. Noi ne vom mantui doar daca nadajduim in relatia cu Dumnezeu, cu Tatal nostru, daca nadajduim doar in relatiile cu oamenii vom ramane dezamagiti. Noi sa ne incredem in legatura noastra cu Dumnezeu, sa investim in legatura vie si constanta cu Dumnezeu, prin rugaciune, prin intalnirea cu El in biserica, in Spovedanie, in Sfanta Impartasanie, in urmarea poruncilor Lui, prin citirea Evangheliei Lui.

Multi dintre cei care sunt plecati in strainatate pot intelege foarte bine aceasta pilda deoarece s-au lovit si de greutatea de a trai intr-o tara straina, si de invidia si gandurile de judecata ale celor care au ramas acasa. De multe ori, persoane care au lucrat mult timp in strainatate, doresc sa se intoarca in tara de origine si le este greu sa se reintegreze tocmai pentru ca sunt invidiati, judecati de catre ceilalti. Insa asa cum vedem si in pilda de astazi, merita mers pana la capat, asa cum a facut fiul cel mic, fiul cel rispitor. Acesta si-a ascultat glasul constiintei care ii spunea ca este de ajuns cat a trait departe de casa, si ca trebuie sa se intoarca la casa lui unde avea parte de toate, si a infaptuit acest gand, l-a dus pana la capat, indiferent de ce s-a intamplat in jur. Asa se cuvine sa facem si noi: sa iubim si sa iertam neconditionat ca si tatal celor doi fii, respectand cu dragoste inteleapta libertatea copiilor nostri si a celor din jurul nostru, sa ne intoarcem la Dumnezeu – daca ni se intampla se ne indepartam prin orice fel de pacat am face – ca si fiul cel mic, si sa nu facem ca si fiul cel mare, fiul invidios, ci sa fim buni si iertatori cu ceilalti, dandu-le sansa si lor sa  se bucure, sa se mantuiasca. Sa nu ii judecam aspru, deoarece asa cum ii judecam, asa vom fi si noi judecati.  Sa ne daruim inimile noastre lui Dumnezeu, si El ne va primi si ne va da harul Sau.

Bogdan Constantin

Bogdan Constantin

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