Comunità Ortodossa

Dio è con noi – la parabola del ritorno del figliol prodigo

ITALIANO / ROMENO

Siamo nella domenica del ritorno del figliol prodigo, la seconda settimana del Triodo, abbiamo ancora due settimane di preparazione prima che inizi la Quaresima. Nella parabola del figliol prodigo è riassunto quasi tutto l’insegnamento del Vangelo di Dio. In questa parabola il Salvatore Gesu Cristo racconta che un uomo aveva due figli, il più giovane dei quali chiede al padre la sua parte di ricchezza e, dopo averla ricevuta, va in un paese lontano dove spèrpera tutti i soldi vivendo in grandi peccati. Dopo aver consumato tutto, viene una grande carestìa in quel paese e il giovane deve lavorare come guardiano di maiali, ma ciò non basta a non farlo morire di fame. Allora gli viene il pensiero buono, ascolta la voce della coscienza, che è la voce di Dio, che gli dice di tornare alla casa di suo padre, di chiedere perdono e di chiedere a suo padre di lasciarlo vivere almeno come uno dei suoi servi, senza pretendere di essere chiamato figlio del padrone. Il padre, che lo aspettava da tempo, lo vede da lontano, gli va incontro, ne ha compassione e lo abbraccia con amore. E il figlio perduto gli dice: “Padre, ho commesso peccato davanti al cielo e davanti a te e non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Il padre dei due figli ordina ai servi di portare i vestiti migliori e di preparare un vitello grasso pronto per mangiare, affinché tutti si rallègrino per la venuta del figliol prodigo, che era morto ed è risorto, che era perduto ed è stato ritrovato. Nel frattempo, il figlio maggiore, quello rimasto a casa, sta tornando a casa, ed è pieno di invidia e non vuole partecipare a questa grande gioia, ma suo padre lo convince ad essere felice per il ritorno del fratello.

Tutti ci vediamo nell’immagine del figliol prodigo o in quella del figlio più grande rimasto a casa, invidioso e spietato. Pochi di noi possono dire di vedersi nell’immagine del padre, perché questa immagine è divina. Solo Dio può amare e perdonare come ha fatto il padre in questa parabola. L’immagine di questo padre è infatti l’immagine per eccellenza di Dio, che quando l’uomo torna, pentito, non gli fa la predica per i peccati commessi, ma lo abbraccia con il suo amore.

Uno dei significati di questa parabola è che Dio accoglie e si rallegra del ritorno dei peccatori che si pentono e desiderano tornare a Lui. Ma la cosa più importante è che Dio non solo ci aspetta, ma partecipa attivamente alla nostra vita, guidandoci anche quando scegliamo le strade sbagliate della vita. Prima di raccontare questa parabola del figliol prodigo, vediamo all’inizio del quindicesimo capitolo del Vangelo di Matteo, il Salvatore Cristo, circondato da farisei e scribi, racconta altre due parabole, che ci mostrano che Dio è con noi e ci cerca nei percorsi di vita che scegliamo. Racconta la parabola del pastore che lascia le sue novantanove pecore nel deserto e va a cercare l’unica pecora perduta; quando la trova, la mette sulle proprie spalle, si rallegra e festeggia con i suoi amici perché ha trovato la pecora perduta. Cristo Salvatore racconta anche la parabola della dracma/moneta perduta, in cui una donna che perde una dracma delle dieci che aveva in casa, prova una grande gioia quando cerca in tutta la casa la dracma perduta e, quando la trova, chiama gli amici e i vicini per rallegrarsi insieme per averla trovata. Il buon pastore, la donna che cerca la dracma, il padre del figliol prodigo rappresentano l’immagine di Dio che ha cura della creazione e della Sua opera nella sua totalità, e colui che si è perso lo cerca e si rallegra quando lo trova.

Dio ci viene incontro con grande dolcezza, è con noi, anche se cerchiamo di scacciarlo dalla nostra vita con i peccati che facciamo, vergognandoci di Lui. La vicinanza di Dio si vede quando cominciamo a vedere i nostri peccati, quando cominciamo a soffrire per il fatto che ci siamo allontanati da Dio, dalle buone azioni, dai buoni pensieri. Nessuno può tornare da solo indietro se è sulla strada sbagliata. Dio ha un percorso interiore con noi stessi, ha una voce sottile di coscienza, che spesso perdiamo o distruggiamo a causa del rumore in cui ci troviamo.

Il figliol prodigo ha ascoltato questa voce della coscienza, ha ascoltato la voce di Dio e questo è stato il momento più importante della sua vita. Se non avesse ascoltato questa bella voce della coscienza, avrebbe potuto morire tra gli stranieri, affamato, lontano dalla sua famiglia. Ma poiché ha ascoltato Dio, la voce della coscienza, il figliol prodigo è tornato nel paradiso della casa paterna, gioendo della sua famiglia, godendosi di tutti i doni che il padre gli aveva dato per la gioia del suo ritorno.

Questo è ciò che dovremmo fare: amare e perdonare in modo incondizionato come il padre dei due figli, rispettando con amore la libertà dei nostri figli e di coloro che ci circondano, tornare a Dio – se ci capita di sbagliare a causa di qualsiasi peccato – come il figliol prodigo più giovane, e non fare come il figlio maggiore, il figlio invidioso che giudicava con severità, ma essere gentile e perdonare gli altri, dandogli la possibilità di gioire, di essere salvati.

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Suntem in duminica intoarcerii fiului risipitor, a doua saptamana a Triodului, mai avem doua saptamani pregatitoare inainte de a incepe Postul Mare.

In pilda fiului risipitor, este sintetizata aproape toata invatatatura Evangheliei lui Dumnezeu. Mantuitorul spune ca un om avea doi fii, iar cei mai tanar dintre ei a cerut tatalui sau partea de avere care i se cuvenea, si dupa ce a primit-o a mers intr-o tara indepartata unde si-a risipit averea traind in pacate foarte mari. Iar dupa ce a cheltuit totul, a urmat o foamete mare in tara aceea si a fost nevoit sa lucreze ca pazitor de porci, dar nu era de ajuns ca sa nu piara de foame. Atunci i-a venit gandul cel bun, a ascultat glasul cel bun al constiintei care este glasul lui Dumnezeu care i-a spus sa se intoarca la casa tatalui sau, sa isi ceara iertare si sa il roage pe tatal sau sa il lase sa traiasca macar ca si unul dintre slujitorii sai, fara sa aiba pretentia de a fi numit fiul stapanului. Asa a si facut, s-a intors cu mare pocainta si parere de rau, iar tatal sau care il asteptase in tot acest timp, l-a vazut de departe si i-a iesit in intampinare, i s-a facut mila, si l-a imbratisat cu dragostea lui. Iar fiul pierdut i-a zis: „Tata, am gresit la Cer si inaintea ta si nu mai sunt vrednic sa ma numesc fiul tau”. Iar tatal celor doi fii, a poruncit slujitorilor sai sa aduca cele mai bune haine si sa aduca un vitel gras pregatit de taiere, ca sa se bucure cu totii de venirea fiului plecat, care mort era si a inviat, pierdut era si s-a aflat. Intre timp, se intorcea acasa si fiul cel mare, cel ramas acasa, caruia i s-a aprins gandul de invidie si nu voia sa ia parte la aceasta bucurie, insa tatal lui il ruga zicandu-i sa fie si el bucuros pentru intoarcerea fratelui sau.

Ne regasim cu totii in imaginea fiului risipitor sau in imaginea fiului cel mare ramas acasa, invidios si neiertator. Prea putini dintre noi pot spune ca se regasesc in imaginea tatalui, deoarece aceasta imagine este una dumnezeiasca. Doar Dumnezeu poate iubi si ierta cum a facut tatal din aceasta pilda. De fapt, imaginea acestui tata este de fapt imaginea prin excelenta a lui Dumnezeu, care atunci cand se intoarce omul, cu pocainta, nu ii tine morala pentru greselile pe care le-a facut, ci il imbratiseaza cu dragostea Sa.

Unul dintre sensurile acestei pilde este ca Dumnezeu ii primeste si se bucura de intoarcerea celor pacatosi care se pocaiesc si doresc sa se reintoarca catre El. Dar ce este cel mai important, este ca Dumnezeu nu doar ca ne asteapta, ci participa activ in vietile noastre, calauzindu-ne chiar si atunci cand noi alegem drumurile gresite ale vietii. Inainte de a spune aceasta pilda a fiului risipitor, vedem la inceputul capitolului al cincisprezecelea de la Evanghelia dupa Matei, Mantuitorul Hristos, fiind inconjurat de farisei si carturari a mai spus si alte doua pilde, care ne arata ca Dumnezeu este cu noi si ne cauta in cararile vietilor noastre pe care le alegem. Spune despre pilda pastorului care lasa cele nouazeci si noua de oi in pustie si se duce sa o caute pe singura oaie pierduta, iar cand o gaseste, o pune pe umerii sai, se bucura si petrece impreuna cu prietenii sai pentru ca a gasit oaia cea pierduta. Mai spune Mantuitorul Hristos si pilda despre drahma / moneda cea pierduta, in care o femeie care pierde prin casa ei o drahma din cele zece pe care le avea, traieste o bucurie foarte mare atunci cand cauta in toata casa pentru a gasi acea drahma pierduta si gasind-o, isi cheama prietenele si vecinele ca sa se bucure impreuna pentru gasirea ei. Pastorul cel bun, femeia care cauta drahma, tatal fiului risipitor reprezinta imaginea lui Dumnezeu care pretuieste creatia si faptura Sa in intregimea ei, si pe cel care se pierde il cerceteaza si se bucura cand il gaseste.

Dumnezeu vine dupa noi cu multa blandete, El este cu noi, chiar daca noi incercam sa il scoatem  din vietile noastre prin pacatele pe care le facem, rusinandu-ne de El. Apropierea lui Dumnezeu fata de noi se vede atunci cand incepem sa ne vedem propriile pacate, cand incepe sa ne doara faptul ca ne-am indepartat de Dumnezeu, de faptele bune, de gandurile bune. Nimeni nu se poate intoarce de unul singur daca se afla pe un drum gresit. Dumnezeu are o calatorie interioara cu noi insine, are un glas fin al constiintei, pe care noi de multe ori il ratam ori nimicim acest glas datorita zgomotului in care ne aflam.

Fiul risipitor a ascultat acest glas al constiintei, a ascultat glasul lui Dumnezeu si acesta a fost cel mai important moment al vietii lui. Daca nu asculta acest glas fin al constiintei, putea sa moara printre straini, flamand, departe de familia lui. Insa, pentru ca a ascultat de Dumnezeu, de glasul constiintei, fiul risipitor s-a intors in raiul casei tatalui sau, bucurandu-se de familia lui, indestulandu-se de toate darurile date de tatal lui pentru bucuria reintoarcerii.

Asa se cuvine sa facem si noi: sa iubim si sa iertam neconditionat ca si tatal celor doi fii, respectand cu dragoste libertatea copiilor nostri si a celor din jurul nostru, sa ne intoarcem la Dumnezeu – daca ni se intampla se ne indepartam prin orice fel de pacat am face – ca si fiul cel mic, si sa nu facem ca si fiul cel mare, fiul invidios care judeca aspru, ci sa fim buni si iertatori cu ceilalti, dandu-le sansa si lor sa  se bucure, sa se mantuiasca.

Bogdan Constantin

Bogdan Constantin