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Missione compiuta, spero

Quando ventisei anni fa ho iniziato la mia missione sacerdotale in Ticino, avendo come punto di partenza solamente diciannove indirizzi di cristiani ortodossi romeni, mi chiedevo, non senza timore, come far crescere, organizzare, amalgamare e consolidare la molto eterogenea comunità dei cristiani ortodossi che vivevano in questo territorio. Ho capito che mi aspettava una missione ben diversa da ciò che avevo fatto prima quale pedagogo, diacono, segretario del vescovo e incaricato di altre funzioni amministrative nella città di Cluj-Napoca in Romania. Già da seminarista e poi studente nella facoltà di teologia sono stato colpito dall’esempio e dalle parole di San Paolo apostolo, indubbiamente il più grande missionario cristiano. Ho fatto mie le sue parole: ”Non è per me un vanto predicare il Vangelo: è una necessità che mi sovrasta. Guai a me se non predicassi il Vangelo! […]. Pur essendo libero da tutti, di tutti mi sono fatto servo per guadagnarne il maggior numero” (1 Cor 9, 16 e 19). Con molta responsabilità mi sono impegnato e ho cercato di assumere sin dall’inizio, nella mia nuova missione, una posizione equilibrata, di lucidità e realismo; stando nel mondo, ma senza essere del mondo, per poter proporre un’autentica alternativa all’uomo contemporaneo deluso dai sistemi ideologici e aiutarlo a scoprire un nuovo, autentico senso dell’esistenza con Cristo come “via, verità e vita”.

L’inizio della mia missione è stato facilitato dal fatto che ho trovato, già organizzata giuridicamente dal 1995 per iniziativa del suo primo presidente Giancarlo Bellotti, la Comunità Ortodossa della Svizzera Italiana con il suo luogo di culto e incontro, la chiesa della Madonnetta di Lugano, messa con generosità a nostra disposizione, da allora fino a oggi, dalla Confraternita del Sacro Cuore, dal suo priore Fernando Lambrecht e dai parroci della parrocchia cattolica del Sacro Cuore che si sono succeduti, don Alberto Quadri, don Pio Camillotto, don Giuseppe Giacon e don Italo Molinaro, che ringrazio sentitamente. Come ringrazio i primi collaboratori: il presidente Giancarlo Bellotti, il vice presidente Milorad Stojanovic ed Eduardo Bellinzona, sacrestano e cassiere per ben diciassette anni. L’attività religiosa, culturale e sociale dei cristiani ortodossi in Ticino si è svolta per molti anni, fino alla costituzione delle parrocchie serba e russa, soprattutto nell’ambito e con l’aiuto della nostra comunità e parrocchia e, saltuariamente, di quella greca, fondata prima. Nonostante tutte le difficoltà che un inizio presuppone, ci siamo impegnati in ogni circostanza per conservare l’identità religiosa e culturale dei nostri fedeli e per evitare lo sradicamento, che è il dramma più grande per i fedeli della diaspora. Per evitare questo rischio, io come sacerdote e i miei più stretti collaboratori abbiamo fatto tutto il possibile per aiutare i nostri fedeli a scoprire o riscoprire la fede. Per molti la nostra Chiesa è diventata la seconda casa e un aiuto per affrontare le sfide che incontravano nel nuovo mondo dove erano arrivati.

Nel rispetto delle diverse sensibilità, siamo riusciti a realizzare a Lugano la Chiesa Una, nella quale le differenze etniche e nazionali si sono stemperate nella consapevolezza condivisa di appartenere all’unica fede ortodossa. La nostra unità e armonia non è venuta meno neanche in questi tristi momenti di guerra fratricida in Ucraina. Il numero dei partecipanti alla Divina Liturgia e agli altri santi uffici è in continua crescita, prova del fatto che è la Chiesa l’istituzione più credibile intorno alla quale gravitano, oltre alle attività strettamente pastorali, molte altre attività culturali e sociali. Non siamo riusciti a costruire una chiesa di mattoni, o meglio di legno, come ci sarebbe piaciuto, ma, come hanno osservato padre Ioan Sauca e molti altri amici che ci hanno visitato in questi anni, abbiamo costruito una chiesa delle anime, viva, calda, accogliente e dinamica. Nelle condizioni del tutto particolari della diaspora degli ortodossi, la nostra parrocchia è un’entità aperta al mondo e attenta ai problemi della quotidianità, un luogo d’incontro e un vincolo di comunione, una casa aperta a tutti dove viviamo in libertà, condividendo la bellezza e la ricchezza dell’Ortodossia con i nostri fratelli e sorelle di altre confessioni cristiane. All’insegna dell’unità di tutti i cristiani, come parrocchia e comunità ortodossa ci siamo adoperati in ogni circostanza per mostrare che l’Ortodossia, di cui talvolta si rimprovera l’”arcaismo”, si sforza piuttosto di restare fedele ai dati semplici dell’originale Vangelo di Cristo così come sono stati trasmessi dai santi Padri, necessari al vivere cristiano oggi, tanto più nel nostro mondo secolarizzato.

Subito dopo aver assunto l’incarico di parroco, vedendo l’eterogeneità dei membri della comunità, ho deciso di celebrare gran parte della Divina Liturgia e degli uffici in italiano, fatto piuttosto raro nelle Chiese ortodosse. All’inizio la mia scelta non è stata molto gradita, ma oggi sono tutti contenti, perché per molti di noi l’italiano è la lingua di uso quotidiano che permette, inoltre, la comunicazione e la comunione tra i membri della comunità di madrilingue diverse. Tutti gli ospiti e gli amici, anche non ortodossi, rimangono incantati dalla Divina Liturgia, celebrata in italiano, romeno, slavo e greco. Ringrazio di cuore tutti i membri del coro, a cominciare da Sofia Garbarino, che l’ha fondato e diretto in tutti questi anni, per aver contribuito con il canto alla bellezza del nostro culto e dato così un aiuto alla nostra preghiera. Ringrazio padre Gabriel Popescu per le concelebrazioni domenicali e per avermi qualche volta sostituito negli anni in cui è stato con noi. L’amicizia e il calore che viviamo all’interno della Chiesa li abbiamo portati anche fuori, nella chiesa extra muros, durante le visite ai malati, ai carcerati, nei teatrini con i giovani e, non ultime, nelle grandi feste interculturali organizzate per dieci anni consecutivi. Grazie a Dusan e Goran Stojadinović, ad Aleksandar, a Jovan, a padre Marius Ciprian Pop e a tutti coloro che hanno animato questi eventi culturali. In tutti questi anni ho dedicato molto tempo e molta attenzione alla catechesi e agli incontri nelle famiglie, anche rinunciando ad alcune celebrazioni infrasettimanali. Le mostre di icone che dal 1998 abbiamo organizzato regolarmente due volte all’anno e i pellegrinaggi annuali in Romania, Serbia e Terra Santa, che si sono svolti dal 2000 in poi, sono stati occasioni per testimoniare la bellezza dell’Ortodossia ai nostri parrocchiani e a molti amici svizzeri e italiani. Riporto, a questo proposito, la testimonianza del professor Jo Monaco, che ha partecipato al viaggio del 2015 in Romania: “Un viaggio memorabile, grazie soprattutto alla regia leggera, garbata, sorridente ma sempre attentissima di padre Mihai, una persona straordinaria per simpatia, passione, cultura e generosità. Averlo incontrato e conosciuto è uno dei frutti più preziosi di questa esperienza, che ricorderò a lungo”.

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